« Tutte le volte che vedo un sito internet o un giornale che dice come devi vestirti dopo i quaranta, come devi vestirti dopo i cinquanta, la risposta giusta è: “Come cazzo voglio” »
Michela Murgia
Ci hanno insegnato che invecchiare è naturale.
Ma a guardar bene, non è naturale per tutti allo stesso modo!!!
Per gli uomini, invecchiare è spesso raccontato come una conquista: diventano “autorevoli”, “maturi”, “affascinanti”, “grigi ma interessanti” e si sa “un po’ di pancetta è pure sexy”.
Per le donne, invecchiare è in sottrazione: meno freschezza, meno desiderabilità, meno rilevanza.
Perdiamo “appeal”. Perdiamo “valore di mercato”, come se fossimo prodotti da banco!!!
Ecco cos’è l’ageismo: un pregiudizio legato all’età, che però colpisce in modo diseguale.
Non è neutro.
Non è democratico.
È profondamente sessista!
L’ageismo è sottile.
Non sempre lo riconosci subito.
Si insinua nei complimenti: “Porti bene la tua età”, “Quanti anni hai? Complimenti, non li dimostri”. A questo proposito, Ashton Applewhite, nel suo libro «Il bello dell’età – Manifesto contro l’ageismo», racconta che alla frase “Complimenti, non li dimostri”, lei risponde semplicemente: “Anche tu!”
Qualunque sia l’età dell’interlocutrice o interlocutore che si trova davanti.
Geniale, no?
L’Ageismo arriva sotto forma di consigli non richiesti: “Ormai certe cose dovresti evitarle”.
E’ Nei silenzi. Nelle esclusioni.
Lo trovi nelle riviste che ti spiegano come vestirti “dopo gli anta”, quali colori evitare “dopo i cinquanta”, e che i capelli lunghi non si portano più, perché “invecchiano”.
Lo trovi in quelle righe che sembrano suggerimenti gentili, ma che in realtà ti stanno dicendo:
“Contieniti. Nasconditi. Renditi più accettabile. Alla tua età non sta bene.”
Quando ho deciso di smettere di tingermi i capelli e lasciare che il mio vero colore venisse fuori, è stato perché non mi riconoscevo più. Quella tinta non ero più io.
E così sono arrivate puntuali le critiche e quei famosi consigli non richiesti – e sorprendentemente, soprattutto da altre donne.
“Sembrerai vecchia, più vecchia.”
“Dimostrerai tutti i tuoi anni.”
Ho sempre risposto con semplicità:
Io i miei anni li ho. E perché mai dovrei nasconderli? La mia gioventù l’ho attraversata, sono stata giovane!
Perché dovrei corrispondere a uno standard che non mi appartiene?
Perché la società mi impone di non invecchiare e di essere sempre “giovanile“?
Smettere di tingermi è stato un gesto liberatorio. Un atto di disobbedienza. Un atto politico.
E, paradossalmente, da quel momento non mi sono mai sentita così autentica. Così profondamente me stessa.
Ti accorgi che stai diventando invisibile non quando nessuno ti guarda, ma quando nessuno ti ascolta più.
Eppure noi ci siamo! E siamo tante!
I numeri dicono questo
In Italia ci sono oltre 12 milioni di donne over 55.
Di queste, almeno 5 milioni sono in perimenopausa o menopausa da poco.
Nel mondo, entro il 2030, ci saranno 1,2 miliardi di donne in menopausa.
Un esercito.
Siamo un esercito!
Un’intera generazione che non ha intenzione di scomparire in silenzio.
Il problema più subdolo dell’ageismo è quando ce lo portiamo dentro. Il famoso pregiudizio introiettato!
Quando iniziamo a dirci:
- “Non ho più l’età per certe cose”,
- “Forse ho parlato troppo”,
- “Non voglio disturbare”,
- “Meglio lasciare spazio ai giovani.”
Così ci autoescludiamo.
Ci ritiriamo.
La posta in gioco è alta! Rischiamo di chiuderci a nuove esperienze e di non godere appieno di ciò che ancora la vita può offrire!
E perdiamo l’occasione di vivere questa fase con piena voce.
Una domanda per te
Ti sei mai sentita messa da parte per la tua età?
Al lavoro? In famiglia? Nelle relazioni?
O peggio: hai mai cominciato a farlo da sola, senza accorgertene?
Fermati un momento. Non per darti colpe. Ma per riconoscerlo.
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